LOADING

OLTRE IL VALICO

AVVISTAMENTI NEL PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO, LAZIO E MOLISE

Il diavolo è tornato a Gioia Vecchio

Passo del Diavolo, a 1.400 metri, e a poche centinaia di metri dalla porta di accesso al Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise per chi, da queste parti, il Parco lo raggiunge dalla strada statale che da Gioia dei Marsi prosegue verso Pescasseroli.
La storia è quella di un borgo, Gioia Vecchio, abbandonato alla bellezza di queste montagne abruzzesi.

Uno sparuto numero di vecchie abitazioni, testimoni di un lungo trascorso. Qui ora, su questo balcone naturale con vista su monte Turchio e sulla piana del Fucino, si vive solo di passaggio. E vi si giunge anche nella speranza di avvistare l’orso, o magari un lupo.

Speed kills the bear

L’orso affascina e torna in mente una frase di Dino Buzzati letta qualche anno fa in prossimità del rifugio di montagna Capo d’Acqua:

“L’orso è anche avventura, favola, leggenda, continuazione di una vita antichissima, scomparsa la quale, ci sentiremmo tutti un poco più poveri e tristi.”
E qualcuno l’orso da queste parti lo ha avvistato davvero. Un gruppo di francesi di passaggio, e quando? Proprio ieri. Ecco spiegati i tanti fotografi. I più però se ne tornano a casa solo con un sogno.



Un quadro di serenità e assoluto silenzio

E poi torna alla mente anche Thoreau, il suo “Camminare”, quella “Vita nei Boschi”:

“Esiste una strada giusta; è tutta colpa della nostra disattenzione e stupidità se prendiamo quella sbagliata.”
Scorci di bellezza con la neve che a chiazze tempesta una valle già desta da ore; distese di croco che colora di violaceo prati che, abbandonate le consuete vesti del verde, si lasciano ingioiellare dal fiore.

Gioia Vecchio e il suo campanile: la chiesa di San Vincenzo

Qualcuno parla di avvistamenti diversi, che poco hanno a che vedere con la fauna del Parco. Una presenza demoniaca scovata da alcuni cacciatori nel Medioevo o nel 1.500, o forse era il 1.900. Un corpo da Minotauro che costrinse gli abitanti del minuto borgo a sbarrarsi in casa nel timore di questo diavolo di impareggiabile forza. E più tardi furono costretti a un esodo di massa. Storie del Parco. Contano poco i fatti, piacciono le suggestioni che lasciano, quel sapore e quell'idea che non ancora tutto è stato afferrato.

Se fossi un monte vorrei essere monte di Valle Caprara: l’oblio dei mancati 2.000

E qui c’è anche la vetta sconosciuta del monte di Valle Caprara che per soli 2 metri non arriva a 2.000, ci penso: vittima di un errore? Dimenticato per soli 2 metri.

Qui la NATURA è protetta

Un monito, una promessa o un idea a cui tendere. E se si cominciasse proprio da queste montagne a raccontare favole ai bambini? Il lupo, che nei racconti di Esopo inganna vittime innocenti, non popola forse la faggeta secolare della Valle Cicerana? Mentre in Cappuccetto Rosso la nonna aspetta fiduciosa proprio nel placido borgo dimenticato di Gioia Vecchio.
Mi torna alla mente una volpe. Quella volpe che astuta, immancabilmente, ritroviamo sempre nei pressi del Passo di Forca d’Acero ad ammaliare automobilisti per un pezzo di pane, non discende forse da quella che ingannò il Corvo nutrendosi del suo formaggio?

E allora ci voglio credere anch’io. Anch'io voglio lasciarmi cullare oggi dal racconto di questa chiesa sconsacrata che svetta davanti al monte Turchio con la sua torre. E’ sempre chiusa. E se come leggenda narra avesse potere su chi l’anima vuole venderla al diavolo?

E il rifugio di Passo del Diavolo

In fase di ristrutturazione. Un rifugio per ospitare chi forse la montagna crede solo di amarla. Una ristrutturazione per favorire l’avvicinamento di gente anche a questo angolo serafico di Parco. Poche centinaia di metri quadrati all'interno, e forse nemmeno quelli, ma diverse centinaia di migliaia di euro per la sua ritrutturazione. La premessa come sempre sa di beffa.

L'altopiano della Cicerana nel Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise

18 km girovagando nel bel pianoro della Cicerana con circumnavigazione del monte Turchio. Faccio fatica a ricordarne il nome: monte Tuurc…hio. Pare abbia forma di piramide.

Un luogo scelto a caso, lo confesso. Estratto a sorte tra quelli che stupidamente penso richiederanno solo l’impegno di arrivare fino alla fine della giornata mettendo un passo davanti all'altro senza difficoltà di ascesa. E succede che poi alla fine non vorrei più fermarmi se non per godere del calore di questa giornata. Mi pento della partenza tarda.

Eccomi su una strada. Una sterrata di impareggiabile godibilità

Si sale alla Piana della Cicerana attraverso una morbida sterrata che attraversa questo vasto pianoro compreso tra il monte Marcolano e il monte Turchio. Un rifugio della forestale svetta nella piana a 1.550 metri. Si prosegue poi verso sud-ovest inoltrandosi nel pianoro che qui è noto come Le Prata. Un puzzle che si completa. Perfetto per l’avvicinamento in inverno all'uso delle ciaspole.

Luoghi appartati, soli e deserti prati, la cui bellezza è tanto più grande quanto più si accresce l’assenza dell’uomo. Un selvaggio luogo protetto, nel paese degli animali selvatici. Corri più piano, rallenti, è un trekking nei luoghi della poesia. Sotto un cielo come fosse un tetto. E' su quel piatto azzurro del cielo che si disegnano strade di cumuli. C’è una nuvola per ogni possibile scelta. Un cielo così non puoi raccontarlo.
Ci prova il cuculo. E per fortuna è l’unica voce nella valle che sferza il silenzio.